

Il personaggio di cui parliamo oggi è una mosca bianca nel mondo del calcio, capace di rinunciare a soldi e gloria quando era all'apice della carriera per motivi prettamente religiosi.
Carlos Roa nasce a Santa Fe (Argentina) il 15 agosto del 1969 e si mostra subito interessato ad un oggetto che segnerà gran parte della sua vita, il pallone. Inizia a giocare come attaccante nel Gimnasia de Ciudadela, ma ben presto capisce che è in porta che potrebbe trovare più fortuna. Viene tesserato dal Racing Avallaneda nel 1988 e fa il suo esordio in Primera Division il 6 novembre di quello stesso anno. Si mostra subito portiere di grande affidabilità (al contrario di molti suoi colleghi sudamericani) e diventa uno dei migliori estremi difensori del campionato argentino. Nel '93, suo ultimo anno al Racing, va però incontro al primo dei due grandi problemi di salute che caratterizzeranno la sua carriera: durante un tour estivo in Congo contrae la malaria, che gli fa temere per la vita. Carlos supera alla grande il difficile momento e nel '94 passa a difendere la porta del Lanus, con cui si leverà parecchie soddisfazioni. Nel '96 arrivano infatti la vittoria della Copa CONMEBOL (l'equivalente sudamericano dell'Europa League) e soprattutto il meritatissimo esordio in nazionale. Nel '97, contro il Velez, riesce addirittura a far gol, segnando un calcio di rigore al grande Chilavert, sicuramente più esperto di lui in realizzazioni. E' in quello stesso anno che arriva la svolta della sua carriera: l'allenatore Hector Cuper passa dal Lanus al Mallorca e decide di portarlo con sè. Il '97/98 è una stagione straordinaria per Carlos: è uno dei migliori portieri del campionato spagnolo e trascina la squadra fino alla finale di Coppa del Re. Purtroppo è il Barcellona ad alzare il trofeo, ma Roa si mette in mostra parando ben 3 rigori. Ai mondiali di Francia è lui il titolare indiscusso della Seleccion: gioca un torneo fantastico, senza subire neanche un gol nella fase a gironi e arrendendosi solo ai quarti sotto i colpi dell'Olanda di Bergkamp e Kluivert. E' negli ottavi che dà il meglio di sè: contro l'Inghilterra gioca un match fantastico, con il rigore parato a Batty che rappresenta forse il momento più bello della sua carriera. La stagione successiva è altrettanto emozionante: contribuisce a far vincere al Mallorca il primo trofeo della sua storia, la Supercoppa Spagnola, e trascina la squadra al terzo posto in campionato, miglior piazzamento di sempre. Inoltre arrivano la finale di Coppa delle Coppe (persa contro la Lazio) ed un prestigioso riconoscimento personale, il Trofeo Zamora, assegnato al portiere meno battuto della Liga. E' senza alcun dubbio uno dei migliori portieri al mondo, il Manchester United sembra disposto a fare follie per averlo, ma, inaspettatamente, arriva una decisione che stupisce e commuove il mondo: Carlos Roa si ritira dal calcio per prendersi un periodo di riflessione religiosa. La fede era sempre stata una componente fondamentale della vita di Carlos: da sempre seguace della Chiesa Avventista del Settimo Giorno, era soprannominato Lechuga per la sua dieta strettamente vegetariana, e non era raro vedergli dedicare molte ore della giornata alla preghiera. Tuttavia nessuno si aspettava una decisione così drastica, che tarpava le ali ad una carriera che stava per prendere il volo definitivo. I successivi 9 mesi li passa in Messico a meditare (anche su una possibile fine del mondo nel 2000) e a compiere lavori caritatevoli: in particolare occupa molto del suo tempo ad aiutare piccoli roditori feriti da attrezzature agricole. Il mondo non comprende la sua scelta, ma i suoi cari (la moglie in testa) continuano ad essergli vicino. E' proprio in questo periodo di meditazione e preghiera che matura un'altra importante decisione: dopo quasi un anno di inattività Carlos sceglie di tornare a fare il calciatore, imponendo però la condizione di non dover mai giocare di sabato (per la sua dottrina giorno sacro e da dedicare interamente alla preghiera). Il Mallorca crede in lui e lo obbliga naturalmente a rispettare il contratto (che scadeva a giugno del 2002), ma Roa non raccoglie molti consensi all'inizio della sua seconda carriera: non riesce a ritrovare la forma ideale e diviene ben presto la riserva del connazionale Leo Franco. Alla fine del contratto viene però contattato dall'Arsenal: Wenger lo tiene in prova per diversi giorni e vorrebbe tesserarlo, ma il suo status di extracomunitario complica le cose. Decide quindi di ricominciare dall'Albacete, nella seconda divisione spagnola. Dopo un paio d'anni tuttavia un macigno si abbatte sulla sua testa: gli viene diagnosticato un cancro ai testicoli. Lechuga non si arrende: passa più di un anno tra chemioterapia e riabilitazione, ma, grazie all'aiuto della fede e dei suoi cari, guarisce e riesce persino a tornare a giocare. Siamo nel 2005 quando ritorna ad allenarsi con una squadra spagnola di terza divisione, la Constancia de Inca, mostrando l'entusiasmo di un ragazzino. Arriva quindi la chiamata della squadra argentina dell'Olimpo, con cui chiude dignitosamente la carriera nel 2006. Negli anni successivi rimane, seppur defilato, nel mondo del calcio: nel 2008 diventa l'allenatore dei portieri del Club Atletico Brown di San Vicente, nel 2010 entra nello staff del Ben Hur di Rafaela, che milita nelle serie minori argentine.
Sulla storia di Roa ognuno ha la sua opinione per ciò che riguarda la scelta che fece nel '99 e che condizionò tutto il suo finale di carriera, ma su due cose non ci possono essere dubbi: un personaggio così, nell'era moderna, è qualcosa di più unico che raro; un portiere così, in Argentina, non lo vedranno per parecchi anni ancora...
Ecco un video con alcune sue parate:
Ecco invece il rigore parato a Batty che diede la qualificazione all'Argentina:
L'assistente dell'arbitro deve aver preso particolarmente a cuore la sua funzione di aiutare il direttore di gara a stabilire l'ordine in campo...
Prima somiglianza: il difensore milanista Mario Yepes e l'attaccante della Roma Marco Borriello.

Seconda somiglianza: Julio Cesar e l'attore Vincent D'Onofrio.

Terza somiglianza: il Principe Milito e Sylvester Stallone.

Quinta somiglianza: il centrocampista leccese Grossmuller ed il tennista cileno Fernando Gonzalez.

Sesta somiglianza: il laziale Firmani ed il reggino Barillà.

Settima somiglianza: il terzino Comotto e John Elkann.

Ottava somiglianza: Giulio Migliaccio e l'attore Vin Diesel.

Nona somiglianza: Vincenzo Iaquinta ed il pilota di F1 Vitantonio Liuzzi.

Per vedere il primo gruppo di sosia vai su http://quotamigliore.blogspot.com/2010/10/curiosita-i-sosia-dei-calciatori-di.html
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| Edgar Davids |
Un testimone: «È fuori. Ha aggredito il compagno che lo rimproverava. Gli è saltato addosso e gli ha gridato: 'Io sono il capo qui'. Sono rimasti tutti sbalorditi». L'ex centrocampista della Juve protagonista del brutto episodio durante un allenamento con il Crystal Palace due settimane fa
ROMA, 12 ottobre - Torna a far parlare di sé Edgar Davids. Il 37enne centrocampista ex Juve ora al Crystal Palace è stato protagonista di una rissa. Secondo la ricostruzione del quotidiano inglese The Sun, il giocatore se la sarebbe presa con il compagno Julian Bennett che lo aveva rimproverato e gli avrebbe gridato: «Io sono il capo qui». L'episodio sarebbe avvenuto durante una seduta di allenamento due settimane fa. Un testimone ha detto: «Edgar non se la sta passando bene da quando è qui. Credo che un commento del suo compagno lo abbia fatto scattare. Si è avvicinato e lo ha afferrato urlando: 'Io sono il capo qui'. Tutti sono rimasti sbalorditi e non sapevano come reagire, fino a quando è intervenuto qualcuno per separarli. Tutti discutono in allenamento ma Davids è fuori».
FONTE: http://www.corrieredellosport.it/calcio/calcio_estero/2010/10/12-133130/Davids+perde+il+controllo+Rissa+in+allenamento

Non capita di rado che un giocatore venga sopravvalutato e additato prematuramente come il nuovo Maradona. Spesso bastano un paio di giocate in gioventù e subito si grida al campione, per poi venire sistematicamente delusi. Chissà, forse sono state proprio le grosse aspettative riposte in lui a far sì che Johnnier Montano non rispettasse le attese. Nato a Cali il 14 gennaio 1983, Johnnier, trequartista rapido dal sinistro micidiale, entra a 14 anni a far parte della squadra giovanile dell'America di Cali, una delle società colombiane più importanti. Le sue qualità tecniche sono impressionanti per un ragazzo della sua età: il confronto con i coetanei è improponibile ed a soli 15 anni arriva addirittura ad esordire in prima squadra. Acquistato dal Quilmes (serie B argentina), continua la sua ascesa, conquistando a suon di gol la convocazione nella nazionale Under 20 del suo paese. Al torneo di Tolone stupisce tutti: nonostante abbia diversi anni in meno rispetto agli altri partecipanti, risulta tra i migliori giocatori della competizione. Il Parma mette gli occhi su di lui e si assicura le sue prestazioni a partire dalla stagione successiva, il 1999/2000, anticipando tutti. Difatti Johnnier sta bruciando le tappe ed il 31 marzo 1999 debutta addirittura nella nazionale maggiore; a luglio disputa la Coppa America, strabiliando tutti e realizzando un gol contro l'Argentina. Arrivato a Parma, viene subito preso in simpatia dalla squadra: Cannavaro lo soprannomina Ciro ed il suo carattere estroverso mette allegria a tutti. Galleggia tra la primavera e la prima squadra per due anni, lasciando intravedere le proprie qualità: memorabile un gol siglato al PSV in UEFA nel 2001, inutile però ai fini della qualificazione. Il tecnico Malesani stravede per lui: quando nel 2001 giunge alla guida del Verona, non ci pensa due volte e vuole "Ciro" con sè: è la grande occasione per giocare con continuità. Chi vi scrive, credendo nella sua esplosione definitiva, quell'anno lo aveva addirittura acquistato al Fantacalcio...Le cose non andarono come sperato: 10 presenze e nessun gol, con la squadra che a fine anno retrocede e Johnnier che si fa notare soprattutto per delle fughe in Colombia. Ma il Parma dimostra di credere ancora in lui: nella stagione 2002/2003 lo gira al Piacenza, sempre in Serie A, nella speranza che Ciro torni a dare spettacolo. A parte la gioia della prima rete in A contro il Brescia, le cose vanno persino peggio che a Verona: sul campo non riesce ad incidere e fuori dal rettangolo di gioco finisce per inimicarsi la piazza. Dopo le vacanze di Natale, infatti, non si presenta alla ripresa degli allenamenti; nessuno ha notizie di lui fino a febbraio, quando torna improvvisamente a Piacenza, giustificandosi dicendo che la sua famiglia era stata minacciata dalla malavita colombiana. I tifosi non ci stanno e quattro teppisti finiscono addirittura per aggredirlo: la sua avventura con gli emiliani finisce lì. Il Parma è stanco delle sue bizze e vorrebbe cederlo: non trova tuttavia nessun acquirente e così deve trattenerlo fino alla fine del contratto, prevista per il 2006. Nel frattempo, viene mandato in prestito all'America di Cali prima e al Santa Fe poi: neanche l'aria di casa riesce a riportarlo in auge. Nel 2006, divenuto proprietario del suo cartellino, decide di emigrare in Qatar, all'Al Wakra, pensando di rilanciarsi in Medio Oriente. Ma non sarà così, anche a causa di un fisico ormai non proprio snello: rispetto ai tempi del Quilmes pesa una ventina di chili in più, arrivando a ridosso del quintale. Torna quindi in patria, al Cortuluà, squadra nota più per il suo legame con il narcotraffico colombiano che per le sue imprese sportive: non riesce ad emergere neanche lì. Cerca di ripartire quindi dallo Sport Boys, nella seconda serie peruviana: finalmente disputa un buon campionato, realizzando 34 presenze e 9 gol, guadagnandosi le attenzioni dell'Allianza Lima, la migliore squadra del Perù. All'Allianza gioca tre campionati fra alti e bassi, dovendo scontare anche una squalifica a causa di alcune irregolarità commesse al momento del suo acquisto (pare avesse contestualmente firmato un altro contratto per l'Universitario de Deportes!). Balza inoltre in questo periodo agli onori della cronaca per aver aggredito un tassista e sua madre (!), segno che la serenità nella sua vita privata è ancora lungi dall'arrivare. Per la stagione 2010/2011 i peruviani lo cedono in prestito al Konyaspor, squadra neopromossa nella massima serie turca. Montano è sempre lontano dalla forma fisica migliore, ma stavolta l'impatto è ottimo: all'esordio segna un gran gol al Gaziantepspor ed entra subito nel cuore dei tifosi, sbalorditi dalle sue capacità tecniche.
Quella che abbiamo appena raccontato sembra la carriera di un quarantenne, ma Johnnier ha solo 27 anni. E' improbabile che si riproponga ad alti livelli, ma mai dire mai...
Ecco il video del gol al PSV:
Un gran gol con la maglia dello Sport Boys:
Guardando la deludente partita di venerdì contro l'Irlanda del Nord (perchè possono dire ciò che vogliono ma l'Italia è stata deludente), mi sono chiesto: attualmente è questo il meglio che propone il campionato? Non è facile rispondere, anche perchè il ct avrà per le sue convocazioni motivazioni che noi profani non possiamo comprendere, ma proviamo, anche per divertimento, ad immaginare una Nazionale alternativa, la cosiddetta "Nazionale dei dimenticati".In porta abbiamo varie opzioni: De Sanctis, Sereni, Storari e Abbiati sono stati tagliati fuori per motivi anagrafici, ma probabilmente non sono inferiori ai tre ragazzi convocati da Prandelli. Tra le nuove leve si sta comportando molto bene anche Agazzi, ma obiettivamente è ancora presto per parlare di Nazionale. Immaginando di schierare la squadra con lo stesso modulo adottato venerdì (4-3-3), per il ruolo di terzino destro pensiamo subito a Zaccardo, reduce da un campionato strepitoso e protagonista di un ottimo avvio di stagione. Ci sarebbe anche Maggio, tra i pochi a salvarsi in Sudafrica e messo inspiegabilmente subito da parte dal ct: dopo un inizio di stagione difficile, il napoletano sembra aver ritrovato la solita verve e la sua duttilità tattica potrebbe essere molto utile. Tra i terzini sinistri abbiamo solo l'imbarazzo della scelta: Balzaretti e Dossena dovrebbero essere entrambi a Coverciano, mentre li ritroviamo incredibilmente a casa. Al centro della difesa, considerando Ranocchia parte integrante del progetto di Prandelli (per stessa ammissione del ct "è stato solo prestato all'Under 21"), attualmente dal campionato emergono vari nomi di spicco. Su tutti Paolo Cannavaro, sempre su altissimi livelli e mai considerato; non possiamo poi non pensare ad Astori, chiamato da Prandelli per l'amichevole d'agosto e messo da parte quando avrebbe realmente meritato la convocazione. Inoltre meritano una citazione gli ex genoani Biava e Bocchetti: il primo rappresenta una sicurezza (ed è anche grazie a lui che la Lazio sta facendo il salto di qualità), il secondo ben si sta comportando in Russia.
A centrocampo è impossibile non fare i nomi di Pazienza e Nocerino, straordinari per intelligenza tattica e capacità di interdizione. La qualità la cercheremmo in Aquilani, senza contare che a quanto pare anche Cristian Ledesma sarebbe convocabile. Inoltre il migliore della Roma in questo avvio di stagione è quel Perrotta ignorato anche per il mondiale sudafricano: se continuasse a giocare così sarebbe da prendere in considerazione, nonostante l'età avanzata. Come sesto centrocampista pensiamo a Migliaccio, moto perpetuo nel reparto centrale palermitano.
In attacco, al posto del Pepe di venerdì, vedremmo bene un Cossu (che ha cominciato alla grande anche quest'anno), un Marchionni (nel marasma fiorentino tra i pochi a salvarsi) o lo stesso Maggio in versione più avanzata, per non parlare di Giovinco, che però sta recuperando da un infortunio. Come punte pure, tralasciando Quagliarella, non convocato ma stabilmente nel gruppo degli azzurri, pensiamo a Matri e Pellissier, 8 gol in due in questo inizio di stagione. E' stato completamente dimenticato dal ct Di Natale, che non ha fatto un buon mondiale ma è stato pur sempre di gran lunga il miglior giocatore dello scorso campionato. Come ultimo nome, più che andare sul sempreverde Di Vaio, straordinario ma anch'egli un po' avanti con l'età, scegliamo di premiare il nuovo che avanza, quel Giaccherini che tanto bene ha fatto l'anno scorso in B e in questo primo scorcio di stagione in A.
Immaginando di schierare una formazione, avremmo ad esempio:
..........................................................Sereni
................................................. (Storari, De Sanctis)
Zaccardo..................Cannavaro P..................Astori....................Dossena
(Maggio)......................(Biava))....................(Bocchetti)..............(Balzaretti)
.........................Pazienza................Aquilani.................Nocerino
.......................(Migliaccio)..........(Ledesma C.)..........(Perrotta)
.....................Marchionni..................Matri...............Giaccherini
........................(Cossu)...................(Pellissier).........(Di Natale)
Sarebbe divertente organizzare una sfida tra le due Nazionali: il risultato sarebbe tutt'altro che scontato...
Al di là dei punti conquistati, un parametro che spesso rappresenta la forza di una squadra è la differenza reti. In testa a questa classifica vi è l'Inter, in virtù di un +5 dovuto agli 8 gol fatti ed ai soli 3 gol subiti (miglior difesa). Seguono a ruota Milan (8 fatti e 4 subiti) e Napoli (12 fatti e 8 subiti), con i partenopei che assieme alla Juventus hanno il miglior attacco del campionato, ma qualche problemino in più in difesa. La Lazio prima in classifica può contare su un +3, dovuto soprattutto ad un'ottima difesa (5 gol subiti). Da segnalare in negativo il -6 di Roma e Udinese, che pagano soprattutto le scoppole rimediate contro Cagliari e Juventus.
Nella speciale classifica dei passaggi, troviamo il Milan nettamente al primo posto: possono cambiare gli allenatori, ma con gli stessi interpreti di sempre la filosofia di gioco sarà sempre la stessa, con il possesso palla a farla da padrone. Al secondo posto, verrebbe da dire ovviamente, c'è l'Inter, a cui naturalmente tutte le squadre lasciano l'iniziativa, e che sotto la guida di Benitez è portata ancor di più a giocare la palla. Al terzo posto c'è il Bari ed anche questa non è una sorpresa: il gioco impresso da Ventura ha nel suo DNA una serie interminabile di passaggi. A seguire vi sono le due romane, così vicine in questa graduatoria quanto lontane in quella che conta: la presenza di Pizarro da una parte e Ledesma dall'altra giustifica questo piazzamento. Significativi anche il sesto ed il settimo posto di Catania e Bologna, a cui Giampaolo e Malesani, a differenza dei loro predecessori, stanno cercando di dare un gioco propositivo. Non desta stupore il soltanto dodicesimo posto del Napoli, il cui gioco prevede ripartenze veloci e rapide accelerazioni dei vari Lavezzi e Cavani, con la cerniera di centrocampo più occupata a interdire che a impostare. Anche il quattordicesimo posto della Juventus ha una sua chiave di lettura: il gioco si sviluppa soprattutto sulle fasce, senza bisogno di un eccessivo possesso palla. Ultimo il Cesena: gli uomini di Ficcadenti sfruttano infatti la possibilità di poter giocare in contropiede contro praticamente chiunque, e poter usufruire così delle qualità di Giaccherini e Schelotto.
Nella classifica dei contrasti, al primo posto vi è con grande margine il Lecce, a ragione del fatto che gli uomini di De Canio stiano sopperendo con la cattiveria e la grinta al gap tecnico che hanno con le altre squadre. Al secondo posto non c'è però una piccola: troviamo infatti il Milan di Allegri ed è forse proprio qui che per ora i rossoneri stanno facendo il salto di qualità rispetto al passato. Agli ultimi tre posti troviamo Juventus, Roma e Palermo: si può spiegare anche qui la pochezza difensiva dei bianconeri e dei rosanero, mentre la Roma in questo dato conferma soprattutto la sensazione di essere attualmente stanca e senza grinta.
Nella classifica dei corner battuti troviamo in testa il Napoli, a conferma che il gioco di Mazzarri crei un gran numero di potenziali occasioni da rete. Bene anche la Roma, che probabilmente dovrà sfruttare maggiormente queste situazioni per uscire dalla crisi che la sta attanagliando. Male la Sampdoria, che non brilla neanche nelle precedenti classifiche: le statistiche sembrano confermare ciò che si vede in campo, ossia una squadra in difficoltà.
Statistiche preoccupanti anche per il Cesena, che è la squadra che concede più corner agli avversari: considerando che gran parte delle marcature avvengono da calcio piazzato, il dato assume un'accezione negativa quanto pericolosa. E' il Genoa invece la squadra che ne concede di meno, segno che almeno dal punto di vista difensivo Gasperini qualche passo in avanti rispetto all'anno scorso lo ha fatto. Fra le grandi bene Inter, Milan e Napoli, maluccio Juve e Lazio.
Nessuna sorpresa nella classifica dei tiri effettuati: le squadre sulla carta più forti (compresa la Roma) sono ai primissimi posti; tuttavia è ultima anche qui la Samp (ulteriore campanello d'allarme per Di Carlo).
Guardiamo ora alle classifiche individuali.
Un calciatore che balza subito all'occhio è Nainggolan, ai primi posti nelle graduatorie dei contrasti vinti, dei passaggi effettuati e dei palloni intercettati, segno della bontà del campionato che sta facendo il cagliaritano. Non ci sorprende vedere i vari Pirlo, Ledesma e Pizarro in testa alla classifica dei passaggi, così come è indicativo il fatto che Marques sia nettamente in testa alla classifica dei crossatori. Il parmense infatti in queste prime giornate ha dato pieno sfoggio delle sue qualità riuscendo molte volte a seminare scompiglio nelle difese avversarie: tuttavia spesso si defila troppo e lascia sola la punta centrale, che poco può fare sui suoi numerosi cross.
E' Pazzini il giocatore che ha subito più falli, ma la maggior parte di essi sono conquistati soprattutto sulla trequarti, grazie alle battaglie che ingaggia con i difensori. Molto più significativo il secondo posto di Lavezzi (secondo anche nella classifica dei cross), che con le sue serpentine spesso si procura interessanti punizioni dal limite dell'area.
Molto interessante anche la classifica dei tiri effettuati: al di là dei soliti attaccanti (Eto'o e Di Natale su tutti), è importante sottolineare la buona posizione di Hernanes, una risorsa importantissima ed una variante in più per gli attacchi della Lazio.
Nota: le statistiche sono state prese da http://www.corrieredellosport.it/statistiche_classifiche_seriea.shtml

Seconda somiglianza: il centrocampista della Lazio Foggia con l'ex Napoli Gaetano Fontana.

Terza somiglianza: il secondo portiere del Bologna Lupatelli e l'Orco Rubio, uno dei personaggi della Melevisione.

Quarta somiglianza: l'attaccante del Cesena Malonga e Caninho, il presunto figlio di Oronzo Canà ne "L'allenatore nel pallone 2".
Quinta somiglianza: il laziale Stefano Mauri ed il pittore impressionista Edgar Degas.

Sesta somiglianza: il terzino de Bari Parisi ed il noto attore e conduttore Flavio Insinna.
Settima somiglianza: il centrocampista Michele Pazienza e Ferdi, ex concorrente del Grande Fratello.
Ottava somiglianza: il Pocho Lavezzi ed il comico che interpreta Pino la Lavatrice.
Nona somiglianza: il promettente centrocampista Poli e Matias de "Il Mondo di Patty", nota telenovela argentina.
Decima somiglianza: il norvegese Riise e l'attore statunitense Matt Damon.
Undicesima somiglianza: il terzo portiere del Milan Flavio Roma e l'attore Pietro Sermonti, salito alla ribalta interpretando Guido in "Un medico in famiglia".
Dodicesima e ultima somiglianza: l'esterno sampdoriano Franco Semioli ed il pallavolista Luigi Mastrangelo, storica bandiera della nazionale azzurra di volley.

Per vedere la seconda parte vai su http://quotamigliore.blogspot.com/2010/10/curiosita-i-sosia-dei-calciatori-di_14.html
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| Ali Bedredine, squalificato da record |
Forse sarebbe bastato anche qualche annetto in meno ma la FFF (Fédération Française de Football) è stata categorica: 91 anni di squalifica.
Questa è la pena inflitta al 31-enne Ali Bedredine, reo di aver violato l'articolo 63 del regolamento della federazione transalpina secondo cui «Un joueur ne peut pratiquer le football ni dans un club non affilié, ni dans un club appartenant à une association non reconnue.» (Un giocatore non può giocare nè in un club non affiliato nè in un club appartenente ad una associazione non riconosciuta). Il giocatore di calcio a 5 era infatti contemporaneamente tesserato ad un club associato alla FFF ed ad un secondo club appartenente all'unione nazionale di futsal.
Nel caso dunque la federazione non dovesse rivedere il proprio provveddimento ad Ali non resterà altro da fare che aspettare l'1 gennaio 2100 e quindi l'età di 121 anni circa per tornare sul campo da gioco...
FONTE: http://www.lequipe.fr/Football/breves2010/20100925_085624_radie-pour-91-ans.html
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Il singolare scontro è avvenuto a La Paz, in occasione dell'inaugurazione del terreno sintetico di un campo di calcio situato nel centro della capitale. L'idea era quella di un amichevole tra una squadra del Mas, al governo, ed una del Msm, il cui leader Luis Revilla, dopo aver rotto con Morales, si è imposto nelle elezioni amministrative del 5 aprile scorso diventando sindaco della capitale.
Le cose erano partite bene. Prima dell'inizio della partita, i due rivali si erano anche stretti al mano. Ma già al quinto minuto del primo tempo l'amichevole è "deragliata": il terzino della squadra del sindaco ha picchiato duramente da dietro il capo dello Stato e questi ha reagito da par suo con la ginocchiata. L'arbitro ha minacciato i due di espulsione. Ma poi si è ripreso a giocare. Pur zoppicante, Evo Morales ha continuato a giocare e, alla fine, ha segnato anche l'ultimo gol, fissando il punteggio sul 4-4.
Fonte: Tgcom

Fabio Cesar Montezine, nato a Londrina (Brasile) il 24 Febbraio 1979, è uno degli esempi più lampanti di come il calcio, e più in generale la vita, possano portarti ad intraprendere strade e scenari che non ti saresti mai sognato di affrontare.
Come tutti i ragazzi brasiliani, Fabio comincia per strada a dare i primi calci ad un pallone, mostrando subito qualità tecniche invidiabili ed un sinistro delizioso. E' adocchiato dal San Paolo, una delle società più prestigiose del paese, con cui farà tutta la trafila delle giovanili, con ottimi risultati: per il piccolo Kakà (anch'egli al San Paolo), di tre anni più giovane, diventa addirittura un idolo. L'impatto con il calcio professionistico non è però dei più facili: dal San Paolo passa al Santa Cruz, dove colleziona 7 presenze ed un gol, poi sbarca addirittura in Repubblica Ceca, al Vktoria Plzen. Lì un inizio di stagione entusiasmante convince l'Udinese, notoriamente molto vigile sul mercato internazionale, ad ingaggiarlo: siamo nel gennaio 2001 quando Montezine arriva in Italia. L'avventura comincia in salita: il ragazzo è bravo, ma fisicamente è gracile, poco predisposto al duro calcio italiano; pur notandone le qualità tecniche, l'allenatore De Canio non riesce a farlo esordire nella massima serie, anche perchè verrà esonerato prima della fine della stagione. Si ricorderà di lui però l'anno successivo, quando assume la guida del Napoli, appena retrocesso in B; Montezine arriva sotto il Vesuvio ad inizio settembre, in prestito dai friulani. Dopo un breve periodo di ambientamento, riesce subito ad imporsi in prima squadra, realizzando vari gol importanti, tutti di pregevole fattura; da buon sudamericano, Fabio infatti trova a Napoli l'ambiente ideale per esprimersi, confortato dall'abbraccio caloroso dei tifosi. Il primo gol siglato è una magistrale punizione che dà agli azzurri una vittoria importantissima a Terni, ma è a Messina che il brasiliano compie un vero e proprio capolavoro: tiro al volo dal limite dell'area che va a finire dritto all'incrocio dei pali; per la cronaca, non servirà ad evitare la sconfitta. Pur disputando un grandissimo campionato tra mille peripezie, il Napoli manca il salto di categoria e deve affrontare un nuovo campionato di Serie B. Nel frattempo Fabio è diventato interamente di proprietà degli azzurri, ceduto dall'Udinese nell'ambito dell'affare che porta Jankulovski in Friuli. Il secondo anno a Napoli è però di livello inferiore al primo per Montezine, che soffre molto il cambio di allenatore: anche a causa di qualche equivoco tattico, è discontinuo e non riesce a dare un apporto importante, con la squadra che sprofonda sempre più in basso. Con l'arrivo di Scoglio al posto dell'esonerato Colomba, le cose peggiorano addirittura: il compianto "Professore" lo boccia dopo sole due partite. L'era Scoglio dura però poco e con il ritorno di Colomba torna anche il sorriso sulla bocca di Fabio, che darà un contributo importante per la salvezza nel finale di stagione (memorabile un gol in semirovesciata al Vicenza). La stagione successiva è la peggiore per Montezine, sotto tutti i punti di vista. Il Napoli, nel tentativo disperato di centrare una promozione che lo salverebbe dal fallimento, fa una campagna acquisti roboante, che porta Fabio un po' in secondo piano. Tuttavia i risultati non arrivano, e ben presto riconquista il posto da titolare, riproponendosi quasi a furor di popolo. Le prestazioni sono però come al solito altalenanti e il Napoli rimarrà sempre lontano dalla zona promozione. Il 14 marzo 2004, in Napoli-Treviso, Montezine subisce un infortunio gravissimo, che gli procura una lesione ai legamenti: stagione finita. In più, in estate il Napoli fallisce e Fabio, oltre a trovarsi senza squadra, non può godere di uno staff medico che segua l'evoluzione del suo infortunio, rallentando quindi il recupero. Essendo legatissimo alla piazza, vorrebbe però restare e partecipare al rilancio della società: va addirittura in ritiro con la squadra-fantasma allestita da Gaucci, che tenterà invano di rilevare il Napoli... Sarà invece Aurelio De Laurentiis il nuovo presidente: il neodirettore Pierpaolo Marino, pur conoscendo Montezine dai tempi di Udine, deve formare la squadra in pochi giorni e non se la sente di affidarsi ad un calciatore in via di recupero. Sarà l'Avellino, in C1 nello stesso girone del Napoli, ad acquistarne il cartellino a metà campionato; per Fabio tuttavia sarà un'esperienza breve e povera di emozioni, non riuscendo mai a trovare la continuità necessaria per riprendersi definitivamente dall'infortunio. Ma è in questo momento che la sua carriera svolta in maniera decisa. Dal Qatar arriva un'offerta dall'Al Arabi, che gli propone un contratto di 500'000 euro a stagione: in un momento così particolare non può essere rifiutata, e così, a 26 anni, Montezine comincia una nuova avventura, in Medio Oriente. 31 presenze e 7 gol nel 2005/2006 gli valgono la chiamata dell'Umm Salal, una delle squadre asiatiche più forti, che spende una grossa cifra per assicurarsi le sue prestazioni. I ritmi bassi del calcio qatariota fanno sì che Montezine divenga in pochissimo tempo uno dei giocatori più forti del campionato e, probabilmente, dell'intero continente asiatico. Il legame con il Qatar è talmente forte che nel 2008 arriva addirittura la naturalizzazione, che gli permetterà di entrare in pianta stabile nella nazionale qatariota (!). Cambia così nome in Fabio Caesar Montesin, in arabo فابيو سيزار مونتيزإني, e continua a dare spettacolo nei campi di tutta l'Asia, sfiorando la vittoria della AFC Champions League nel 2009.
Arriviamo così ai giorni nostri: da quasi un anno è passato all'Al Rayyan, dove continua a segnare e divertire (ad oggi l'ultimo gol è datato 25 settembre), ma, per sua stessa ammissione, ogni tanto è pervaso da un velo di malinconia: e se fosse arrivato a Napoli in un momento storico diverso...?
Montezine nel Napoli:
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Il Principe azzurro di Napoli Hamsik insegue la 50ª rete
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| Marek Hamsik |
Nella notte di Bucarest, dove gli azzurri affronteranno la Steaua in Europa League, il gioiello di De Laurentiis insegue la rete numero 50 da prof in squadre di club
BUCAREST, 30 settembre - La notte della stella, in questa Bucarest piovosa, s’illumina di Hamsik, di quel talento precoce che a diciannove anni si ritrova in Nazionale e poi al Napoli, che in tre stagioni e qualche spicciolo ha messo assieme 136 presenze con la maglia azzurra e che stavolta insegue la sua personale cinquantesima rete da professionista in squadre di club, dopo averne segnato uno con lo Slovan Bratislava, 10 con il Brescia e 38 in questa avventura partenopea tra campionato, manifestazioni europee e coppa Italia.
IL TOTEM - Il gioiellino inavvicinabile, quel brillante a diciotto carati ritenuto incedibile da De Laurentiis persino per cinquanta milioni di euro, è la cometa di un Napoli che ha cominciato a seguirlo immediatamente, sin dai suoi primi passi a Castelvolturno, e che da lui in Europa si è lasciato guidare attraverso guizzi e intuizioni che ne hanno certificato a più riprese il talento.
TRAGUARDO - Tra le pieghe della statistica, di questo stakanovista del Napoli, dunque, non solo il traguardo (che nel suo piccolo sa di evento) della cinquantesima rete con una squadra di club ma anche la soddisfazione di potersi sentire inamovibile, come racconta lo score di un avvio di stagione in cui Hamsik s’è fatto tutto d’un fiato e per intero i 450 minuti del campionato: lui e De Sanctis gli unici a non negarsi neppure un secondo. Il cielo è sempre più azzurro, a Marekiaro.
di Antonio Giordano tratto da www.corrieredellosport.it
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Di seguito riporto un articolo tratto dalla repubblica del 20 agosto 2010 e trovato sul sito republica.it che tratta della storia della seconda squadra di Amburgo: il St. Pauli. A prescindere dall'orientamento socio-politico di ognuno di noi l'articolo e la storia di questo club sono davvero simpatici ed ho ritenuto interessante postarvelo.
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| Il logo del FC St. Pauli |
St.Pauli, i ribelli della Bundesliga la squadra più a sinistra del mondo
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Tam Nsaliwa, difensore dall'intimo bizzarro |
Bazzicando sul web ed in particolare sul sito di sport mediaset ho trovato questa simpatica foto del giocatore ex AEK Atene Tam Nsaliwa attualmente in forza al Lillestroem a cui in un contrasto di gioco è saltato fuori il tanga dai pantaloncini. E' proprio il caso di dirlo: de gustibus non disputandum est!
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| Cassano ed Enynnaya |
Qual è la prima immagine di Cassano che vi viene in mente? Beh, non credo ci siano dubbi: l'esplosione di Fantantonio ha un giorno preciso, il 18 febbraio 1999, quando ridicolizzò l'intera difesa dell'Inter segnando nel finale il gol della vittoria del suo Bari. Ma non è del talento di Bari Vecchia che vogliamo parlare in questa prima puntata della rubrica "Dov'è finito?". Quel giorno sembrò infatti nascere anche un'altra stella, quella di Ugochukwu Michael Enyinnaya, nigeriano di Warri classe '81. Eh sì, perchè prima che Cassano scherzasse Simic e compagnia, il buon Hugo aveva già infiammato il San Nicola, segnando al 7' del primo tempo un gol d'antologia, con un tiro sferrato da oltre 30 metri. Tuttavia le strade dei due ragazzi terribili si divisero praticamente subito dopo quella partita, con Hugo che non riuscì più a ripetere simili imprese...
Eppure, la sua carriera era iniziata alla grande, anche prima di quel golazo che lo mise in mostra davanti al grande pubblico italiano. L'esordio nella serie A nigeriana avviene infatti a soli 16 anni, la convocazione nel'Under 20 del suo paese è quasi immediata, così come il trasferimento ai belgi del Molenbeek. 20 partite e 6 gol sono sufficienti ai dirigenti del Bari per decidere di puntare su di lui ed è così che nasce l'idea di portarlo in Puglia, inizialmente solo per rinforzare la squadra Primavera. Ma le qualità del velocissimo nigeriano (c'è chi giura di avergli visto correre i 200 metri in meno di 22 secondi) salgono subito a galla: dopo due spezzoni in prima squadra, arriviamo a quel fatidico 18 dicembre 1999... Forse la sua rovina fu che la gloria arrivò troppo presto, senza che avesse la maturità necessaria per sopportare il peso delle attese. Quel tiro da 30 metri finito all'incrocio dei pali rimase infatti quasi un episodio, anche a causa della sfortuna che si accanì su di lui: tanti infortuni, ed un enorme difficoltà a raggiungere quella continuità necessaria ad un giocatore delle sue caratteristiche , che faceva del fisico e della velocità la sua arma migliore. Fino al 2002 colleziona in maglia biancorossa poche presenze e solo altri 2 gol, prima di passare in prestito al Livorno, dove non ha sorte migliore. Dopo un positivo inizio, si perde anche lì, vittima dei soliti problemi fisici. Il ritorno a Bari e l'esperienza di Foggia sono altre due tappe negative della sua strana carriera, che sembra prendere una svolta quando nel 2004/2005 viene ingaggiato dal Gornik Zabrze, squadra polacca di prima divisione. Hugo accetta con entusiasmo, ma ben presto si scontra con una realtà ben diversa da quella italiana: il calcio è ad un livello mediocre e, soprattutto, i pagamenti tardano ad arrivare. Oltre al danno la beffa: nella Serie C italiana una norma impedisce il tesseramento di calciatori extracomunitari e dunque Hugo è praticamente costretto a restare in Polonia, dato che nessuna società di A o B ha più intenzione di puntare su di lui. Dopo 3 anni tra Lechia Zelona Gora e Odra Opole (seconda divisione polacca), Enyinnaya preferisce tornare in Italia e ripartire dal basso, firmando per l'Anziolavinio (Eccellenza). Dopo un anno in quel di Anzio, è scelto dal Meda (sempre Eccellenza) per rilanciare la società lombarda e più che per le sue prestazioni si rifà notare al grande pubblico per qualche apparizione al Gnok Calcio Show. Alla fine dell'anno la squadra però fallisce e lui si ritrova nuovamente senza squadra.
Non sappiamo se Hugo abbia ancora una volta voglia di ricominciare, ma siamo sicuri di una cosa: quello straordinario gol all'Inter e la sua esplosione di gioia meritano di essere rivisti.
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